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Investimento facile e sicuro? Nulla è come sembra!

Dallo scoppio della crisi finanziaria il mercato sembra non aver imparato la lezione visto che appare tuttora immune ai regolamenti introdotti dalle autorità per contenere la mole di condotte scorrette e fraudolente. Secondo una stima negli ultimi anni gli istituti bancari più importanti del mondo hanno dovuto pagare multe per un valore di 235 miliardi di dollari. Gli sforzi compiuti non sono serviti da deterrente per trader e banker. Nonostante il tempo trascorso dai grossi scandali a cui siamo stati (purtroppo) abituati, il mondo della finanza pare ignorare la storia recente. Truffe, evasioni fiscali, aggiotaggio e falsificazione dei bilanci sono solo alcuni dei casi più eclatanti di cronaca del settore.

Siamo nell’era della manipolazione e l’Italia non è certamente immune da tutto questo. L’industria del risparmio gestito prospera ingannando i clienti poiché i suoi dirigenti si arricchiscono rifilando fregature. È pur vero che l’attenzione dei media a tal proposito è cresciuta ma non è sufficiente. Com’è noto investire in obbligazioni è presentata come un’operazione sicura e immune da rischi ma non è esattamente così. In numerosi casi di acquisto delle obbligazioni Parmalat o Finmek – e potremmo citarne tanti altri – vi sono state parecchie responsabilità delle banche che hanno negoziato i titoli nascondendo parte delle informazioni previste dal Testo Unico Finanziario e dal regolamento Consob n. 11522/98 all’epoca vigente.

Prendiamo le vicissitudini del caso Cirio per esempio. L’allora patron Sergio Cragnotti, agli inizi degli anni ‘90, ha costituito una società con sede operativa in Lussemburgo mediante l’ausilio di istituti di credito italiani e non. Ben presto questi ultimi hanno abbandonato il progetto rivendendo le proprie quote di partecipazione allo stesso Cragnotti. A causa dell’impennata del livello di indebitamento la situazione del gruppo è peggiorata drasticamente ed è stato così “costretto” a dichiarare lo stato di insolvenza emettendo obbligazioni per oltre 1,1 miliardi di euro. Chi deteneva questi titoli? A investire sono stati 35mila piccoli risparmiatori a cui le banche hanno venduto queste obbligazioni.

Se vi state chiedendo quale sia stato il finale, le stesse banche hanno dovuto valutare caso per caso sulla base delle normative sul conflitto d’interessi e sull’adeguatezza delle operazioni rispetto al profilo di rischio di ogni singolo cliente. Quasi la metà delle richieste di rimborso sono state respinte, una parte contenuta di quelle accolte ha acconsentito ad un rimborso totale e per le restanti hanno previsto solo un rimborso parziale. Tanti risparmiatori insoddisfatti si sono rivolti all’autorità giudiziaria e sono ancora in attesa ma la maggior parte dei procedimenti tra quelli arrivati a sentenza ha dato piena ragione ai clienti.

Vietato investire oggi? Assolutamente no!

Tutto questo non può e non deve scoraggiare visto che, banche a parte, oggi esistono sistemi alternativi più che validi. Uno di questi è iosonobanca! Si tratta di una vera e propria piattaforma di investimento che si rivolge a risparmiatori, investitori e piccole e medie imprese anche dette PMI. Dov’è la novità? L’aspetto innovativo di iosonobanca sta tutto nella sua capacità di mettere in contatto diretto la domanda e l’offerta quindi potenziali investitori da un lato e coloro che necessitano di un finanziamento dall’altro. Per poterne ricavare un investimento soddisfacente è importante, per chi volesse utilizzare questa piattaforma, conoscere molto bene il settore economico in cui investire. Perché non prenderlo in considerazione? Per maggiori informazioni visita la pagina www.iosonobanca.it e scopri tutte le novità.