sistema bancario

L’instabilità del sistema bancario nazionale

La prevenzione del rischio e la ricerca di opportunità di sviluppo rappresentano l’essenza per qualsiasi istituto bancario che basa la propria attività sulla fiducia dei clienti e sulla comprensione dei bisogni del cliente. Se questo è indispensabile per entità economiche medio-piccole, diventa decisamente più complesso in presenza di grandi holding, dove la sola conoscenza della realtà aziendale e degli stessi amministratori potrebbe non essere sufficiente. Si pensi per esempio ai grandi gruppi imprenditoriali dell’industria dove la semplice denominazione può rappresentare un elemento di credibilità, tanto per la qualità del prodotto quanto per le performance riconosciute sul mercato globale. Tutto questo dovrebbe consentire agli investitori la migliore valutazione per ridurre il rischio di insolvenza ma non basta per etichettare una banca come sicura al 100%.

La Banca d’Italia ne è una testimonianza, è l’emblema di sprechi, scarsa vigilanza, inaccettabili privilegi di casta e falsi in bilancio. Secondo una stima fatta da Adusbef e Federconsumatori, negli ultimi 30 anni più di 1,6 milioni di risparmiatori hanno visto evaporare circa 100 miliardi di euro di investimenti nei diversi crack bancari e industriali del belpaese. Secondo una delle ultime relazioni la lunga catena di scandali bancari ha messo sul lastrico un milione di risparmiatori per i rapporti incestuosi tra vigilanti e vigilati o per incapacità nella prevenzione delle crisi bancarie. Tra i casi più recenti vi è quello della risoluzione delle quattro Banca Marche, Etruria, Chieti e Ferrara. Se si guarda alla genesi della storia, i problemi sono sorti più di due anni fa per responsabilità degli amministratori di questi istituti senza che il governo italiano, l’Unione europea, la Banca d’Italia e la Consob intervenissero.

Cosa è successo? La fase acuta è esplosa il 22 novembre 2015 quando 140mila clienti hanno perso i propri soldi – per un totale di 430 milioni di euro – a causa di un decreto del governo. Una situazione ai limiti dell’assurdo visto che non stiamo parlando di grandi azionisti ma di comuni cittadini che sono stati indotti ad acquistare prodotti a rischio elevatissimo in maniera del tutto inconsapevole. Persone in ginocchio per colpa di operazioni presentate come investimenti sicuri e redditizi e rivelatisi poi fallimentari. Fino a qualche tempo fa sarebbe intervenuto lo Stato ma non è più possibile perché adesso i salvataggi a spese delle casse pubbliche sono esplicitamente vietati da una norma europea.

Investimenti: non solo banche!

Questa è la causa principale dei danni ai piccoli risparmiatori che vengono traditi da un sistema intento a salvaguardare unicamente i propri interessi, una struttura istituzionale solo sulla carta; molti non lo sanno ma la Banca d’Italia è una S.p.A. i cui azionisti sono i principali istituti bancari e assicurativi italiani. Lo stato poi demanda a questa società privata, tra gli altri, i compiti di controllo sulle banche, cioè sui propri azionisti! Non è difficile capire perché il controllo non funzioni. È ora di porre fine ai troppi comportamenti scorretti che puntano sulla disinformazione o sulla scarsa competenza in materia finanziaria. Tutto questo non può e non deve scoraggiare visto che, banche a parte, oggi esistono validi strumenti studiati per essere sfruttati da soggetti in possesso di buone conoscenze del settore economico in cui investire.

Uno di questi è senza dubbio iosonobanca! Di cosa si tratta? È una piattaforma di investimento rivoluzionaria poiché mette in contatto diretto potenziali investitori e PMI, piccole e medie imprese. È partendo da questi presupposti che si può compiere un passo importante come l’investimento.